Presentazione del saggio "Una città povera su un piccolo colle. Canosa nel catasto onciario 1752" presso l'Androne di Palazzo Rossi
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Canosa del ‘700, la sua comunità e gli oneri fiscali

Francesco Specchio
Evento di grande pregio per la città quello tenutosi ieri, 28 luglio, presso l'androne di Palazzo Rossi
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Ieri sera, 28 luglio, presso l’androne di Palazzo Rossi in Corso San Sabino, è stato presentato il saggio intitolato “Una città povera su un piccolo colle. Canosa nel catasto onciario 1752”. La pubblicazione è stata scritta a quattro mani dai docenti dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” Stefano Chianese e il sen. Nicola Rossi.

L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Antonio e Marietta Rossi, insieme alla Fondazione Archeologica Canosina, all’associazione Italia Nostra e all’associazione turistica Pro Loco Canosa.

Prima di dissertare sul lavoro di ricerca dato alle stampe, Nicola Rossi, ha tenuto a ricordare il compianto prof. Antonio Michele Paradiso, recentemente scomparso e autore in passato di ricerche sul catasto onciario.

Nelle vesti anche di padrone di casa, il sen. Rossi ha quindi spiegato che per la prima volta, nel maggio 1752, gli abitanti di Canosa furono chiamati a dichiarare i propri redditi, a seguito dell’istituzione del catasto onciario, uno strumento utile al riordino fiscale che precorreva gli attuali catasti. Tale sistema di controllo fu ideato dal Segretario di Stato del Regno di Napoli Bernardo Tanucci (1698-1783) e istituito nel 1742 da Re Carlo di Borbone (1716-1788). Anche aristocrazia e clero erano tenuti a provvedere a questi adempimenti.

Pertanto, la pubblicazione riflette gli aspetti sociali della Canosa del Settecento, un argomento storico ancora poco approfondito, il cui borgo di contadini e artigiani, pur essendo documentato in misere condizioni e poco popolato, aveva una comunità – in proporzione – assai più giovanile della città attuale. Si trattava di una realtà che potremmo definire poco più grande di un villaggio, arroccata sulla collina del castello e con una cattedrale lasciata in disparte, in aperta campagna. Nel tessuto sociale, le figure di spicco potevano essere il Sindaco a capo dell’Università (come veniva allora chiamato il Municipio), il feudatario che amministrava il territorio per conto del Sovrano (in quegli anni Canosa era possesso della famiglia principesca dei Capece-Minutolo) e il Prevosto, cioè il vicario ecclesiastico nominato dal Re per la gestione degli affari liturgici ed economici presso le proprietà della Basilica di San Sabino.

Possiamo dedurre il fatto che questa situazione sociale di città emarginata appariva ben lontana rispetto a quanto, un secolo più tardi, anche grazie agli impulsi produttivi vitivinicoli e oleari del territorio, Canosa ebbe un autentico risveglio sociale, economico e anche culturale. Nonostante, la situazione economica della Canosa settecentesca non fosse florida, la comunità a quei tempi disponeva di un sistema di gestione in grado di mantenere anche le varie famiglie non abbienti, tanto che la stessa Chiesa locale fungeva da istituto di credito, elargendo mutui per finanziare chi ad esempio voleva acquistare o edificare una casa.

Alla breve conferenza – inaugurata da Filomena Rossi, ricordando i 150 anni di vita del palazzo di Corso San Sabino – oltre all’autore sono intervenuti Mons. Felice Bacco, don Mario Porro, Riccardo Limitone (pres. Italia Nostra Canosa), Sergio Fontana (pres. Fondazione Archeologica Canosina), Cristina Saccinto (Ass. Com. Alla Cultura), la prof.ssa Brigida Caporale (IISS Einaudi), Pasquale Ieva (pres. Storia Patria Canosa) e Piero Consiglio (pres. Associazione Dimore Storice Italiane – Puglia).

Nei loro discorsi, i convenuti hanno rimarcato quanto potessero essere moderne le leggi di 270 anni fa, come allo stesso modo come la necessità oggi di istituire un sistema efficiente ed equo di controllo fiscale. Sullo stesso piano si è rimarcata l’importanza degli archivi quali fonti di ricerche, approfondimento e conoscenza e sul recupero dell’Archivio Storico Comunale di Canosa che potrebbe svelare fatti ed episodi della storia cittadina sconosciuti ai più.

Una location come Palazzo Rossi ha poi dato l’accento sull’importanza e l’incidenza dei beni privati sul patrimonio culturale italiano come contenitori di eventi.

venerdì 29 Luglio 2022

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