Cultura

Santa Caterina, la fanov’ e le pettole: storia di una tradizione a Canosa

Dalila Di Gioia
pettole
Un po' di storia e l'importanza delle tradizioni in questo periodo particolare
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Come ogni anno, l’avvento del 25 novembre porta con sé una forte tradizione: è il giorno di Santa Caterina, a un mese esatto dal santo Natale nonché una sorta di apripista per le festività.

È un momento particolare e ognuno di noi è consapevole che vivremo un Natale diverso, distante, incerto fino all’ultimo minuto, soprattutto per chi è lontano e resterà ancora per molto con l’interrogativo: “Potrò tornare a casa?”.

Ma le tradizioni unicono, vanno conservate e reinventate: il fine è sempre quello di portare con sé un pezzo di passato, la parte migliore di esso, e traghettarlo nel futuro.

Oggi è il 24 novembre, la vigilia di Santa Caterina, e si è soliti deliziarsi con le pettole, un delizioso composto di pasta lievitata e fritta, tutti attorno a un tradizionale falò, la cosiddetta fanov’.

La tradizione narra che santa Caterina d’Alessandria sia stata arrestata per aver testimoniato la sua fede cristiana nei primi anni del IV secolo, rinnegando il paganesimo.

Molti filosofi tentarono di farla tornare al culto pagano, ma lei, grazie alla sua sapienza e alla sua eloquenza, riuscì a convertirli al Cristianesimo.

Tale atto ebbe per lei gravi conseguenze, quali una condanna a morte e la creazione di un apposito supplizio dentale. Un fulmine, però, lo distrusse durante la notte, ma ciò non impedì la sua uccisione, poiché fu decapitata il giorno seguente.

A partire dal XII secolo la martire è divenuta l’epicentro dei culti liturgici in tutta Europa.

La Festa di Santa Caterina a Canosa si è sempre tenuta nella piccola chiesa nel Rione Castello, che conserva la statua della santa.

E allora anche a distanza, ricordiamo le tradizioni. E stasera pettole per tutti!

martedì 24 Novembre 2020

(modifica il 16 Giugno 2022, 15:56)

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